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Esposizione dal 8 novembre 2012 al 31 dicembre 2012

Vernissage Giovedì 8 novembre 2012 dalle 18 alle 20

 

Monika Schneider, nata il 17 agosto 1954 a Berna da madre ticinese (Pianca) e padre bernese, giunge all’età di 4 anni con la famiglia in Ticino, a Bioggio, dove il padre aveva avviato un’impresa zootecnica attiva nell’allevamento e commercio all’ingrosso.
Passa gli anni dell’infanzia in quest’ambito agricolo, in stretto contatto con la natura e con gli animali, anni felici, tuttavia segnati da due momenti che hanno lasciato una forte impronta nell’animo della giovane: le continue cure, anche negli Stati Uniti, a cui veniva sottoposto il fratello maggiore di 5 anni per lenire le gravissime conseguenze dovute a complicanze alla nascita; le difficoltà finanziarie che seguirono ad un’epidemia scoppiata nell’allevamento.
Individua presto le due grandi passioni che da sempre accompagnano la sua vita: il disegno, la pittura, come momento d’isolamento dai problemi quotidiani, e l’equitazione come anelito ad una libertà anche interiore, di contatto con la natura.
Nell`ippica, nella disciplina di salto ad ostacoli, raggiunge traguardi di prestigio facendo parte, all`età di 17 anni, della squadra nazionale con la quale partecipa ai campionati europei di Cork in Irlanda, divenendo, nel 1974, campionessa ticinese e miglior sportivo dell`anno, e partecipando l’anno successivo ai campionati svizzeri dove ottenne, unica amazzone, il 6° rango che le valse l’ammissione nella squadra nazionale d’élite A.
A 18 anni, dopo essersi diplomata in lingue e commercio, soggiorna per 7 mesi a Londra dove ha il suo primo impatto con l’arte durante le frequenti visite alle pinacoteche ed ai musei cittadini. Questi stimoli, l’amicizia col pittore Antonio Lüönd ad Origlio, con Simone Erni poi, incontri come quello con il famoso scultore Miguel Berrocal la portano alla decisione, all’età di 28 anni, di frequentare la libera Accademia Belle Arti di Curio, sotto la guida dello scultore Adriano Bozzolo e di continuare la sua formazione presso il liceo artistico Giorgio Vasari Lugano.
Segue dei corsi di perfezionamento di disegno dal vero alla CSIA di Lugano ed ancora, nel 1989, di scultura su pietra, sotto la guida del prof. Cesare Ferronato a San Vittore.
Dal 1987 al 2001 espone regolarmente in personali e collettive in Ticino e ad Oltralpe.
La passione per l’ippica torna impellente agli inizi del 2000 quale allenatrice e preparatrice di cavalli da competizione. Questo nuovo impegno porta ad una pausa artistica di quasi 10 anni, vocazione a cui l’artista tuttavia torna nelle stagioni a noi vicine da quando risiede nella tranquillità agreste del Malcantone.

MOSTRE PERSONALI

  • 1987 Country Club, Origlio
  • 1988 Galerie ‘87, Lucerna
  • 1989 Galerie ‘87, Lucerna
  • 1989 Unione di Banche Svizzere, Lugano
  • 1990Centro Ippico Pauzella, Novazzano, nell’ambito Concours National
  • 1990 Finter Bank, Chiasso
  • 1992 Galleria Gübelin, Lugano
  • 1992 Golf Club Lugano, Magliaso
  • 1992 Hypo Swiss Bank, Zurigo (con Adriano Bozzolo)
  • 1993 Aereoporto Magadino, Magadino-Gordola
  • 1998 Villa Pauliska, Muralto
  • 1999 La Farfalla, Locarno
  • 1999 Jörimann’s Refugium, St.Moritz
  • 2001 Municipio, Magliaso

MOSTRE COLLETTIVE

  • 1989 Galerie Dobiaschofsky, “ Sonderausstellung Monika Schneider”,Berna
  • 1988 Galerie ‘87, “ Simone Erni, Malerei Monika Schneider, Skulpturen”,,Lucerna
  • 1988 Municipio, Origlio, “ 10 presenze in occasione dell`inaugurazione della nuova casa comunale di Origlio”
  • 1989 Galeries des Hirondelles, “ Sculptures contemporaines”, Ginevra
  • 1990 Neuchâtel Arts, “ Neuchatel-Arts 1990, 100 Artistes “, Neuchâtel
  • 1995 Splendide Royal, “ Operai d`arte”, Lugano

CENNI CRITICI

” …l’amazzone, come un’antica guerriera, la donna deve essere forte e pronta a combattere per la difesa sua e delle persone care, ma al tempo stesso essa appare fragile, ricca di emotività e sentimenti pronti ad esplodere in tutta la loro pienezza. Una donna forse contraddittoria ma che ben esprime la complessità dei tempi che stiamo vivendo.”

 

“Amo l’arte e i cavalli”, intervista in “Ticino Welcome”, autunno 2012

 

“La figura umana, così come i cavalli, sono al centro della sua ricerca artistica. Con la stessa tenacia con cui fa volare i suoi poderosi cavalli oltre l’ostacolo, l’artista, ha preso a controllare la forza esplosiva che legge nell’atteggiarsi, ora irruente, ora tenero, di un cavallo o di un essere umano…”

 

Maria Adele Simone
“La donna che scolpiva i cavalli“
sta in “Ticino Management”, n. 12, 25.XI.2000

 

“Se ha una famiglia da cui, consapevole o inconsapevole, proviene, è quella della nuova oggettività tedesca: la sensualità della sua pittura è parente stretta del rigore feroce ma ribollente di un Otto Dix.”

 

Grytzko Mascioni
Critica nell’ambito della mostra presso la “Galleria Gübelin“ di Lugano, 09.VI.1992

 

“…sente in genere, tutto quel che di vitale sta negli esseri viventi, dei quali intuisce, con estrema sicurezza, i rapporti delle proporzioni, i ritmi, le movenze, gli atteggiamenti, l’espressività… L’impressione che si ricava dalle sculture dell’artista è quella mobilità piena di vita, anche quando il movimento è appena atteggiato, ancora in potenza.”

 

Vittore Castiglioni
“Monika Vos-Schneider, sculture a Origlio”
sta in ”Corriere del Ticino”, 7.X.1987

 

“I successi conseguiti da Monika, sono un logico derivato della sua semplicità, senso del sacrificio e di un grande amore per la natura. Tutto ciò crea quell’insieme favorevole di fattori che permette e non solo nell’ippica, di emergere a qualsiasi livello”.

 

Claudio Crotti
“Semplicità, carattere e sacrificio doti indispensabili per emergere”
sta in “Gazzetta Ticinese”, 22.VIII.1972

 

“Als ehemalige Springreiterin hat Sie einen besonderen Bezug zur Natur und den temperament der Vierbeiner. Die Anmut und die Kraft der Pferde setzt die Bildhauerin schön in Ihren Skulpturen um. Monika legt grossen Wert auf korrekte Proportionen, Adern, Sehnen, das Muskelspiel bannt Sie, der lebendigen Vorlage gerechtwerdend, in Bronze.”

 

Dagmar Christen
“Realismus und Traum in Bild und Skulptur”
sta in “Vaterland”, 20.VI.1989

TECNICA

Dipinti: oli su tela
Sculture: bronzi a cera persa, esemplari unici o a tiratura limitata


Tracce di vita

Vittore Castiglioni in una presentazione sul Corriere del Ticino del 1987 colse pienamente nel segno descrivendo l’opera di Monika Schneider come di un artista che “sente in genere, tutto quel che di vitale sta negli esseri viventi, dei quali intuisce, con estrema sicurezza, i rapporti delle proporzioni, i ritmi, le movenze, gli atteggiamenti, l’espressività … L’impressione che si ricava dalle sculture dell’artista è quella mobilità piena di vita, anche quando il movimento è appena atteggiato, ancora in potenza”.
Le sue parole ancora descrivono nettamente quella che da sempre è la fonte d’ispirazione dell’artista, quel corpo umano ed il cavallo – soprattutto l’elegante, sontuoso ed amatissimo cavallo –, soggetti che rivelano il profondo, sentito desiderio, la vocazione innata di rendere plasticamente e visivamente la suggestione, l’eco della vita con materia palpabile, plasmata o scritta. In quest’approccio l’artista lascia scorrere quella genuina ed innocente sensualità ed empatia con la natura che costituisce forse la componente più profonda ed intima del suo carattere aperto e solare.
Nella sua una figurazione doviziosa e puntigliosa nel cercar di rendere la verosimiglianza, quello che per lei è significante, Grytzko Mascioni, generosamente, aveva voluto vedere un aggancio con la grande stagione della “nuova oggettività” tedesca, una considerazione evocata, mi sembra, da una certa asprezza di resa che accomuna l’opera di Monika Schneider a quella stagione severamente marchiata da un disagio psicologico, sociale e politico, dimensioni apocalittiche che tuttavia nella nostra artista sono completamente assenti. L’asprezza percepita, semmai, ci sembra ancora una volta rivelatrice di un’innocenza di fondo, di una fede nel perseguire una comunicazione artistica sentita, vissuta come un destino, una vocazione appunto, a cui non ci si può sottrarre.
L’immagine scolpita o dipinta, nella sua immobilità diventa simulacro, suggestione, anelito di una ricerca interiore, scavata dentro nel proprio animo. Fosse solo quella della nostra artista la ricerca dell’armonia e dell’eleganza, fosse solo l’aspirazione ad una bellezza classica, Monika Schneider avrebbe anche potuto divenire un’artista “animalier”, avrebbe potuto sottrarsi ad ogni altro soggetto, ad ogni confronto, affidandosi esclusivamente alle certezze dettate dal suo infinito amore per il cavallo. Di quest’animale conosce ogni singolo muscolo, ogni sua movenza, ne ha spiato il riposo, lo ha imbrigliato, trattenuto nella tensione agonistica, lo ha seguito nel suo nascere ed invecchiare, lo ha assistito al suo trapasso con vero dolore, in estrema sintesi ne conosce bene lo sguardo.
Ma la sfida con sé stessa non poteva essere mancante in chi dell’agonismo sportivo aveva fatto a lungo e con fatica certa il primo compito della propria esistenza. Ed allora altri soggetti si sono aggiunti, sempre per un fascino, per un’attrazione, per una fede assoluta nel voler dar forma ad un’immagine come per salvaguardare in essa il vissuto. Col passare del tempo questo suo far arte, pur interrompendosi per lunghi periodi, è stato ostinatamente perseguito e ha finito col sottoporci una carriera artistica di un quarto di secolo, costellata di presenze espositive in Ticino e oltralpe, un bilancio sorprendente per una donna che abbiamo conosciuto come cavallerizza di razza.

Paolo Blendinger, Torricella 13.IX.2012