Anna Lisa Guadagnini
Anna Lisa Guada...
Dettaglio
Anna Lisa Guadagnini
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Esposizione dal 1 febbraio 2013 al 28 marzo 2013

Vernissage Giovedì 7 febbraio 2013 dalle 18 alle 20

 

Passaggi-transiti

Nella pittura di Anna Lisa Guadagnini convergono, si addensano quasi con sistema non solo le matrici culturali delle proprie origini trentine, ma anche le esperienze raccolte nella sua formazione di architettura al Politecnico di Milano e dalla passione per la fotografia coltivata seguendo i corsi della grande fotografa genovese Giuliana Traverso. Nulla di questo percorso, nulla dei suoi incontri è andato perso, si è dissipato nella sua proposta di opere che caratterizzano questa prima personale che si tiene presso la sede luganese della Banca Intermobiliare Suisse.

Immediatamente davanti ai dipinti, che ruotano esclusivamente ed ostinatamente attorno alla figura umana, percepiamo, anzi, siamo letteralmente colpiti dall’originalità e complessità dell’artista. L’osservazione, il passaggio da una figura all’altra ci percuote interiormente e ci trascina in una corrente indotta ed ininterrotta di pensieri e riflessioni. L’esordio espositivo avviene nell’età della piena maturità e questo non a seguito di una lunga attesa, anzi, avviene con l’urgenza di confronto col pubblico, con l’altro. L’esordio avviene non nella metropoli in cui vive e in cui certamente le opportunità non mancavano, ma avviene nella sua provincia, quella situata a nord, oltre una frontiera, alle soglie delle valli che conducono oltralpe. Ed anche questa è una scelta precisa, voluta: Lugano è un po’ come la sua terra di origine, luogo di transito, luogo d’incontri, luogo in perenne equilibrio, ai confini di quelli che furono Imperi. Ma certo, i dipinti sono davanti a noi, da vedere. Figure delineate con tratto preciso, sicuro, nulla di chiaro-scuro, nessuna regione d’ambiguità, nessuna voluttà luministica, anzi luci fredde, come al neon, ambienti essenziali, “funzionali”, tutto si offre ai nostri occhi descritto con lucida freddezza. Pensiamo a Schiele, Klimt, a quell’aulica e raffinatissima decadenza imperiale... eppure manca quella decorativa eleganza che ne ha decretato l’immortalità. C`è in Guadagnini un’asprezza, una dimensione morale di diffidenza e distacco, la stessa che ha marcato le figure del nostro Ferdinand Hodler e come in lui, c’è un’eviscerazione, che però qui diventa concreta riallacciandosi a matrici del XX secolo via via più vicine rispetto ai modelli citati, dalla pittura del realismo magico, alla nuova oggettività. Molti sono i rimandi che questa pittura suscita, alcuni restano misteriosi, come un Adolfo Wildt o la pittura ferrarese del Quattrocento. Su questa complessa costruzione, così propria della neo-figurazione dei nostri giorni, in cui tutto si è andato accumulando, s’innesta, e qui entriamo nel nucleo del racconto dell’artista, la dimensione emozionale, di pensiero, del vissuto della Guadagnini, entriamo in una personalissima dimensione che non necessità certo di commento alcuno, se non del nostro ascolto.

Alle volte è dentro di noi qualcosa
(che tu sai bene, perché è la poesia)
qualcosa di buio in cui si fa luminosa
la vita..."

(Pier Paolo Pasolini")